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Navigavo



 sulla barca costruita dalle travi dei miei timori
 Navigavo sulla barca costruita con le mie mani piene dei calli affaticati dal continuo incaponirsi in questioni senza capo nè coda,
 solcavo le acque delle mie insicurezze. 
Il crepuscolo si saldava all'orizzonte senza giunture, 
l'inquietudine si impossessava sempre di più di me, 
a partire dagli arti superiori, non riuscivo a prendere in mano il timone del mio coraggio vigliacco. 
Navigavo in acque più o meno serene, con la prua rivolta verso le terre delle mie sterili ambizioni,ma m'incupivo di minuto in minuto con l'avvicinarsi della notte.
 Mare e buio, i miei infiniti timori. 
Ma avrei continuato imperterrita e, qualora non fossi riuscita a trovare Casa, mi sarei abbandonata all'eterno cullar delle onde. Ma improvvisamente vidi un livido bagliore sotto le stelle che diventava via via sempre chiaro, la salvezza che diventava via via sempre più concreta. 
Ora sapevo che ce l'avrei fatta, eri tu: il mio faro nella notte, il porto sicuro per il mio cuore naufragato. 


Pubblicato il 9/2/2011 alle 23.58 nella rubrica Diario.

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